In Italia ci sono insospettabili cittadini che – smessi i panni di professionisti, studenti o pensionati – indossano quelli di appassionati videomaker e accendono canali web-visivi. Completamente da soli o con l’aiuto di amici e vicini. O facendo tutto in casa. Da autodidatti. Spesso con pochi spiccioli per comprare strumentazioni tecnologiche rigorosamente digitali ma a basso costo.
Le abbiamo raccontate per due anni su Nòva nella rubrica “Storie di ordinaria programmazione”. Domani e dopodomani si riuniranno all’Università Iulm di Milano. Saranno una quarantina, provenienti da ogni angolo d’Italia. In collaborazione con Altratv.tv, Yks, Odeon e Movi&Co, nasce un confronto anche con esperti della tv, quella blasonata, che inizia a strizzare l’occhio a queste forme pionieristiche di neo-televisione.
Anche perché ormai il trend è chiaro. Oltre che poeti, santi e navigatori, gli italiani diventano un popolo di micro editori televisivi. «Siamo in una situazione in cui gruppi privati possono disporre di grande sapere e di poteri tecnologici prima riservati agli Stati», così ha sostenuto Peter Singer, a capo del Brooking Institute. Il futuro dell’e-democracy è gia’ realtà. E procede (anche in Italia) di pari passo alla crisi della televisione generalista, che perde costantemente ascolti e appealing.
Tanti si improvvisano giornalisti e realizzano – per gioco e per passione – canali video. Con la redazione in un angolo del soggiorno, questi cittadini riescono a raccontare la città, il quartiere o il proprio condominio. Piccoli miracoli digitali. Perché è proprio grazie alle nuove tecnologie che si possono creare queste tv.
«I futurologi di qualche decennio fa lo avevano detto. Le innovazioni avrebbero sempre più rivoluzionato il tempo e lo spazio della nostra vita quotidiana. L’abitare sarebbe stato sempre più immerso in sistemi di comunicazione reticolare, multimediale, interattiva, decentrata», afferma Alberto Abruzzese, ordinario di Sociologia della Comunicazione alla IULM.
E così dai racconti sul web emerge come questi cittadini riescano ad Imbracciare la telecamera e raccontare il territorio. Anche a coloro che sono molto lontano. Perché se l’obiettivo della cinepresa è focalizzato nelle vicinanze, il potenziale pubblico è distante. Infatti queste web tv parlano sì a comunità specifiche, ma creandosi una finestra sul mondo. Accade con Messina web tv, creata da un gruppo di cittadini nel messinese, vista soprattutto Oltreoceano dagli espatriati siciliani. Lo stesso accade con la web tv di Pordenone, chiamata Pnbox.
«Queste iniziative, che dal basso grazie al web partecipano a fare informazione, sono allo stesso tempo custodi e portavoce di valori sociali e civili che non possiamo rischiare di perdere», precisa Bruno Pellegrini, Amministratore Delegato di Yks. Il fenomeno, a voler scovare una possibile genesi, nasce Oltreoceano. “Life is on the street”, recita il pay off di un format americano, “My street and I”. Mostra ciò che avviene in una strada particolare con un unico punto di ripresa E’ il trionfo della tv-quasi-webcam, apoteosi del controllo digitale metropolitano.
La mappa dei “tele-giornalisti per caso” è più fitta in particolari contesti geografici. E non sono necessariamente quelli dove le nuove tecnologie risultano diffuse. Può sembrare un paradosso, ma queste tv vengono accese proprio là dove si soffre la piaga del cosiddetto digital divide, problematica che coinvolge sei milioni di italiani dislocati in aree decentrate.
La mappa vede una fitta presenza in Emilia Romagna e in Puglia. A Reggio Emilia un gruppo di giovani ha messo in piedi Telecitofono, un videobox collocato in pieno centro storico. I cittadini possono lasciare video-messaggi. Così la web tv funge da megafono dei problemi della collettività, raccoglie testimonianze, denunce, lamentele da portare poi all’attenzione dei politici. Non solo web. La creatività corre anche sul filo della rete interna condominiale. Accade a Bologna, quartiere Pilastro. E’ qui che un gruppo di affiatati vicini di casa irradia ormai da sei anni Tele Torre 19.
Ha fatto scuola Teleosservanza, web tv della parrocchia dell’Osservanza. E’ nata con un attrezzatura minima: un’ antenna di trasmissione con potenza inferiore al watt (meno di un walkie talkie), un modulatore di frequenza, un dvd e una normale telecamera. Processore e scheda madre recuperato su E-bay, monitor donato da un pensionato del quartiere. Esperienza esclusivamente volontaria. Ci vuole buona volontà per portare avanti questi canali televisivi.
A Senigallia un’associazione di diversamente abili scende in strada – anche con carrozzelle al seguito – per denunciare le barriere architettoniche della città. Obiettivo del Disco Volante è promuovere la cultura dell’handicap, trasformandola da deficit a risorsa. Scendendo per lo stivale digitale ci si può imbattere in TeleJato, una web tv che denuncia la mafia e la distilleria locale accusata dal team della tv di inquinamento selvaggio.
E poi si segnalano le web tv delle aree montane, come la piemontese Orso o Alta Badia o ancora Tesino.
Le web tv dei cittadini sono piatte, orizzontali, veloci. E la configurazione del networking rovescia il paradigma verticale. Non hanno logiche di business alle spalle. Si auto-alimentano dell’identità del gruppo, sempre più numeroso. Un gruppo che abbandona il telecomando e si tuffa in rete. Con un occhio al proprio territorio e l’altro incollato al pc.
Da Sole24Ore-Nòva del 9 ottobre 2008.







