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Silvia Tortora ci scrive sulle nuove web tivù, il futuro che affonda in radici lontane.

November 2, 2008

Ecco il saluto della presidente di giuria Silvia Tortora a tutte le web tv partecipanti a “Paese che vai”.

Lo confesso. Sono nata e cresciuta con la televisione. Nutrita di televisione.
E non solo per ragioni anagrafiche, ma familiari. Mio padre, Enzo Tortora, l’uomo che ha inventato la Domenica Sportiva, ma anche il programma culto della tivù generalista per eccellenza, Portobello, l’ho conosciuto e amato attraverso il tubo catodico.
Quindi il mio legame con la tivù è un cordone ombelicale che non ho mai voluto tagliare. Per me i personaggi del piccolo schermo hanno sempre rappresentato una specie di famiglia allargata nella quale Pippo è Pippo, Raffaella è la Carrà e Arbore è semplicemente Renzo
Amo talmente tanto la televisione al punto di averla poi voluta fare fare. E in questo ho avuto una grande fortuna: lavorare con Giovanni Minoli, l’innovatore dei linguaggi tivù, l’inventore di Mixer, il mio primo programma, e direttore de La storia siamo noi, la mia attuale esperienza televisiva, trasmissione di qualità come se ne vedono raramente in televisione.
Dichiarato il mio amore per la vecchia tivù, che alcuni vogliono archiviata e sorpassata dai nuovi mezzi, confesso una nuova passione. La sperimentazione delle micro-tv, che vanno su Internet oggetto del concorso “Paese che vai”, del quale sono singolarmente presidente di giuria.
Quando sono stata invitata a far parte dell’esperienza di giudicare i filmati in gara ho accettato con grande  entusiasmo. Perché da qualche tempo con i miei amici e colleghi stavamo ragionando sulla possibilità di fare televisione usando le web tivù e chi ci sta dietro, cittadini comuni capaci di comunicare senza mediazioni.
Le web-tivù che sto imparando a conoscere raccontano storie diverse ma tutte importanti, cementate dalla voglia di raccontare l’Italia. Si va dalla tv di condominio, alla tivù di denuncia sociale importante, dalla voglia di documentare e  appassionare, appassionarsi.
Una televisione nuova, snella, veloce, senza barriere, facile, senza censure, senza passaggi inutili e farraginosi, una tivù fruibile e democratica.
Tutti possono parlare, girare, montare e mettere online contenuti difficilmente reperibili nei palinsesti classici della tivù generalista. Eppure questa incredibile iniezione di nuova democrazia televisiva non taglia i ponti con il passato, anzi li rafforza. In molte esperienze web i programmi si rifanno ai vecchi format televisivi e li rielaborano, con un senso di continuità tra vecchio e nuovo che non limita, ma arricchisce.
In un Paese che spesso perde la memoria del passato l’uso della nuova tecnologia al servizio della televisione e della comunicazione è un legame forte, che anziché andare avanti cancellando il passato lo rielabora in forme nuove e attuali senza scordare chi siamo e da dove veniamo. Per questo sono felice di aver incontrato “Paese che vai”. La prima esperienza di una nuova forma di partecipazione democratica alla comunicazione di tutti e davvero per tutti. Nessuno escluso. E in bocca al lupo al vincitore.
Silvia Tortora
presidente di giuria “Paese che vai”

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