«Mi sono segnato quelle che mi sembrano le parole chiave di questo inizio di mattinata: passione, parola chiave in fenomeni come Wikipedia, enciclopedia realizzata grazie alla passione di persone che gratuitamente collaborano. Poi palinsesto, parola vecchia che forse non ha più senso. Stavo pensando che era già difficile conoscere il palinsesto di sette canali, figurarsi oggi.
Poi altra parola è contenuti, qui noi siamo tutti produttori di contenuti. Entrambi costruiamo valore ed è un po’ una contraddizione quella che ci troviamo a vivere con la rete: You Tube, Facebook, Twitter sono tutti esempi di piattaforme che non creano valore, ma valorizzano i valori degli altri. E c’è una grande contraddizione, perchè ognuno di noi contribuisce a creare questo lavoro ed è come se fossimo gli schiavi che costruiscono le piramidi senza prendere quel poco da mangiare che gli schiavi prendevano! Credo che se si voglia pensare in futuro a una rete che continui ad essere il fulcro del valore bisognerà pensare a diversi modi di redistribuzione di questo valore a livello economico.
Altra parola è community. Noi viviamo nelle comunità e le comunità si sono spostate sulla rete, ma ciò non significa che siano soltanto comunità virtuali. Ormai non c’è più distinzione tra vita reale e virtuale, ormai la rete è la nostra vita, noi ci siamo dentro tutto il giorno per lavoro, facendo qualsiasi cosa. Quindi direi che questa parola è passata dal vecchio mondo a quello attuale.
Altra parola, locale. Noi siamo tutti locali e in qualche modo stiamo diventando globali. Qualsiasi cosa viene immesa in rete, diventa parte di un fenomeno globale. Anche questa distinzione è ormai molto labile.
Ultima parola è business. E’ un punto difficile perchè vediamo che tutti quelli che hanno fatto business con capitalizzazioni miliardarie nel web, sono tutti fenomeni che hanno fatto qualcosa di gratuito: Wikipedia, You Tube, Facebook.. Gli utenti non pagano niente e loro, offrendo qualcosa di gratuito, hanno fatto un sacco di soldi. Però hanno anche dato un grande esempio: prima di pensare al business bisogna pensare a qualcosa che serve. Ciascuno di questi protagonisti non aveva in mente il business, ma qualcosa che servisse agli utenti della rete. E questo è sempre e comunque una buona strategia per affontare la rete sia a livello territoriale che globale, perchè se qualcuno riesce a fare qualcosa che serve a tutti i cittadini, è molto più probabile che trovi anche qualcuno disposto ad investirci».
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Pratellesi (Corriere.it) alle micro web tv: «Passione, contenuti, community, locale e globale, business. Queste le parole chiave»
December 8, 2009
Fiacco (MTV) alle micro web tv: «Mai scimmiottare la tv generalista, voi siete altro».
December 8, 2009«Io lavoro per una tv generalista e questo è il secondo anno che partecipo a questo evento… e devo essere sincero, mi piace moltissimo. Vorrei iniziare con questa frase: “La tv generalista ha bisogno delle tv locali”. No. Bisogna che troviate dei modelli totalmente alternativi alle tv generaliste, perchè voi siete delle forme di tv così nuove e così avanti che noi in quanto tv generalista non riusciamo a raggiungere sotto vari punti di vista, ad esempio per il contatto diretto con il territorio, oppure per la capacità di scoprire nuove fonti di finanziamento alternativo.
Poi c’è la passione che è un’altra forza che potete sfruttare e un altro elemento che vi invidio moltissimo, ovvero l’indipendenza, la libertà, che vuol dire poter osare, finalmente pensare a contenuti totalmente nuovi che a noi della tv generalista neanche vengono in mente. Quindi l’invito è mai, mai scimmiottare la tv generalista, è l’errore più grande in cui possiate cadere».


